
Coi di Zoldo, 5 maggio 2025
Eminenza Reverendissima,
Laudetur Iesus Christus! In questo saluto che la Tradizione ci ha insegnato ad usare fin da bambini, assieme a: «Viva Cristo Re!» (che ricorda la persecuzione della Chiesa, un secolo fa, in Messico), è racchiuso il senso più alto del vivere di ogni battezzato e di ogni apostolo.
L’anima apostolica, infatti, è «una, sancta e catholica», come la Chiesa stessa, animata dall’unico Spirito Santo, unico Spirito del Padre e del Figlio.
Verso questa unità trinitaria, e in qualche misura già in essa e generata da essa in Cristo, e da Lui redenta nell’unico e pur quotidiano Sacrificio del Calvario e della Messa, invochiamo, lodiamo, amiamo, soffriamo, testimoniamo.
L’umanità è sempre più consapevole della preziosità della «casa comune». Pur tuttavia, senza saperlo sembra invocare uno sguardo trascendente, dal momento che osserva, tramortita e scoraggiata, le tragiche conseguenze di uno sguardo esclusivamente immanente e percepisce come lo stesso desiderio di fraternità universale, così nobile, se prescinde da Dio, è dolorosamente smentito dai fatti; e, in vero, sono ancora troppe le mani insanguinate ed armate e troppo poche quelle che porgono un gesto di riconciliazione e un ramo d’ulivo.
Assetata di Dio pur senza rendersene perfettamente conto, l’umanità invoca perciò dalla Chiesa e dai singoli cristiani attenzione, solidarietà e un mutuo dialogo, costante, sincero e costruttivo, nella verità e nella carità. Ma ogni cristiano, soprattutto se sacerdote o vescovo, proprio perché animato da spirito di verità e di carità, percepisce che tale dialogo non sarà mai completo, e dunque neppure realmente tale, se non sfocerà in una chiara e ardente Professio Fidei in Colui e di Colui che è la Carità e la Verità: il Verbo Incarnato e Immolato.
In un mondo segnato dalla tecnologia, sarà sempre più urgente, per la Chiesa, sottolineare e difendere il primato della persona, di ogni persona, in ogni situazione di vita e quale che sia la sua identità.
In un mondo segnato dalla globalizzazione, sarà sempre più urgente, per la Chiesa, ribadire l’importanza delle identità personali e condivise: di comunità, di Popolo, di nazione; e difenderle in tutte le sedi opportune, richiamando gli Stati al dovere loro proprio, e imprescindibile, di servizio al bene comune dei Popoli e delle nazioni di cui sono e devono essere espressione.
In un mondo segnato dal relativismo filosofico ed etico, e dalla decadenza del pensiero teologico elaborato nei secoli, la Chiesa, mater et magistra, già da tempo è chiamata ad offrire un ministerium mentis et cordis chiaro, non ambiguo, rilucente nella sua bellezza; la Chiesa sarà sempre più fedele al suo Signore se insegnerà al mondo che è bello, vere dignum et iustum credere in Lui!
Madre sofferente, colpita dal peccato dei suoi figli, dalle insufficienze nella fedeltà al ministero, la Chiesa, prima e grande martire – la «Mater martyrum» – sarà però sempre lei a risollevarci, a rincuorarci, a guidarci.
Martire e sposa, per amore discepola nella prova e per amore discepola nel gaudio, in questi giorni più che mai la Chiesa vi affianca, Eminentissimi, vi incoraggia, vi ringrazia del servizio che state per compiere e benedice colui che, tra voi, accetterà il compito di successore di San Pietro. Iam nunc gaudet mater Ecclesia, per il gaudium magnum, che annuncerete.
Dal cenacolo della Cappella Sistina benedite il mondo: «Nunc et semper laudetur Iesus Christus!». Grazie!
don Floriano Pellegrini
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