DON FLORIANO, Lettera pubblica al dott. Benjamin Netanyahu, Primo Ministro di Israele

A Sua Eccellenza / il dott. Benjamin Netanyahu, / Primo Ministro di Israele

via: consular4@roma.mfa.gov.il / [ corrispondente all’Ambasciata d’Israele presso la Repubblica Italiana, / il cui ambasciatore, S.E. il signor Yaron Sideman, è anche ambasciatore / di Israele presso la Santa Sede ]  

Coi di Val di Zoldo, 27 maggio 2025

Oggetto: Vibrata protesta per il graduale genocidio del Popolo Palestinese, la distruzione dei suoi beni e dei suoi servizi vitali, materiali, culturali e spirituali, ed il continuo, sfacciato furto delle sue proprietà terriere.

Illustre signor Primo Ministro di Israele,

la Chiesa Cattolica, di cui sono sacerdote (di 68 anni), non approva per nulla il Suo comportamento nei riguardi del nobile Popolo Palestinese.

Papa Francesco I, pur disgraziatamente ambiguo, su questo punto era stato chiaro e Lei si è vendicato, rifiutandosi di partecipando al Suo funerale; papa Leone XIV in pochi giorni di pontificato ha adottato un atteggiamento diverso, conciliante, e questo – a dire il vero – per noi cattolici, di cui lui dovrebbe essere la guida, è scandaloso.

Questa è una lettera pubblica, diffusa in maniera stabile su un blog che tutti possono vedere, compreso Sua Santità; vedremo se avrà il coraggio (ma direi meglio la sfacciataggine) di contraddirmi. Se lui è Leone di nome, noi possiamo esserlo di fatto!

Faccio mia, e pubblico come mia una lettera pubblica che da alcuni giorni viene diffusa a spron battuto in internet. La lettera è anonima, firmata genericamente «Un essere umano che ha scelto di non essere complice», ma è noto chi l’ha composta; i Suoi servizi di spionaggio già lo sanno, se è per questo. Da un capo all’altro d’Italia, dalle Alpi alla Sicilia è tutto un ripetere: «Netanyahu è una belva feroce». Lei ormai passerà alla storia per le mani insanguinate e la coscienza sporca, sarà ricordato come un mostro genocida. Non metto in dubbio che Lei, nel Suo intimo e con l’appoggio dei Suoi, abbia valutato e continui a credere di fare un’opera giusta; ma bisognerebbe essere folli per darLe ragione.

Il Popolo di Israele non meritava affatto di essere trascinato in un misfatto che non ha pari, se non con i peggiori dell’intera storia umana.

L’appoggio degli Stati Uniti e dei Paesi dell’Unione Europea, rappresentati da politici citrulli e immorali, non conferma per nulla le presunte buone ragioni del Suo agire, che resta criminale e nient’altro che criminale. Temo che ormai Lei sia annebbiato dal vino dell’odio, che chissà da quanti anni scorre nel Suo sangue.

Questa, con alcune lievi modifiche grafiche, la lettera che circola in internet e che, con questo scritto, adotto e faccio mia.

NON VOGLIO ESSERE COMPLICE

Signor Netanyahu,

Le scrivo con la rabbia di chi ha visto troppe atrocità e troppa indifferenza. Le scrivo con la voce di chi non vuole tacere, perché il silenzio è sempre colpevole. Quello che sta accadendo a Gaza non è difesa; è genocidio; è crudeltà, trasformata in strategia. È potere che si fa vendetta.

È un Popolo, che muore due volte: sotto le bombe e nel disinteresse del mondo! Io non voglio essere complice. Non voglio essere tra quelli che guardano altrove, tra quelli distratti.

La Shoah non va ricordata solo per l’orrore di un regime, ma anche per il silenzio che la rese possibile. Milioni di occhi videro, milioni di bocche tacquero, mentre un Popolo – il Suo Popolo – veniva sterminato. Io non c’ero, ma sono certo che non avrei taciuto.

Ora Lei sta usando quella memoria come scudo per giustificare nuove atrocità. Ma non c’è giustizia nella rappresaglia. Non può esserci pace in uno Stato che umilia, affama, annienta. Così facendo, ora Lei sta portando alla rovina non uno, ma due Popoli, e il secondo è il suo. E, insieme a questi due Popoli, Lei sta portando alla rovina l’umanità intera.

I bambini non sono effetti collaterali. Sono bambini; come quelli che anche Lei ha tenuto in braccio; come quelli che L’hanno chiamata papà. Perché li seppellite vivi? Perché li lasciate senza acqua, senza rifugi, senza sogni?

Con franchezza, Le dico che trovo offensivo anche il nome della operazione militare in corso: «Carri di Gedeone». Gedeone, nella Bibbia, appare il liberatore d’Israele, chiamato da Dio a salvare il suo Popolo sì, ma con giustizia e umiltà. Dio, infatti, non può guardare con favore chi distrugge, semina terrore e calpesta l’umanità non in nome suo ma in nome della vendetta. Non si può evocare il sacro per giustificare l’empio.

Non mi rivolgo a Lei da politico. Le parlo da essere umano, da figlio, da padre. Mi creda: il dolore dei Palestinesi, da Lei inferto, è anche il nostro dolore, è il dolore della umanità che ha un’etica, ed è insopportabile.

Lei dice di combattere Hamas, ma colpisce ospedali. Parla di difesa, ma rade al suolo interi quartieri. Dice pace, ma costruisce muri e barriere.

La verità, signor Netanyahu, è che ha fatto della paura un mestiere; dell’odio, un’ideologia; dell’occupazione arbitraria e violenta, una forma di Governo.

Un giorno tutto questo finirà, e la Storia sarà lì, ad aspettarLa, come aspetterà anche i capi di Governo che hanno permesso tutto questo. Allora, non ci saranno medaglie, ma domande; «Dov’era la Sua coscienza, signor Netanyahu?», «Dov’era la coscienza di chi poteva fermarLa e non l’ha fatto?».

Non si può invocare la memoria dell’Olocausto e, insieme, costruire un’altra catastrofe. Non si possono piangere i morti del passato e ignorare i morti del presente. Io non ci sto; non voglio restare in silenzio. Perché chi tace oggi, domani non potrà più dire: «Io non sapevo».

Che Dio abbia pietà di Lei e Le usi la misericordia di convertirsi.  

Don Floriano Pellegrini

Via Belina, 16/c – 32012 Val di Zoldo (BL)

Via: 2016.baliato.daicoi@gmail.com

***